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Pd ci saranno due congressi. Quello che farà D’Alema sarà il congresso vero?

Pubblicato in IL Grillo Parlante da castrum il Venerdì 3 Luglio 2009

03.07.2009

 

di il Grillo Parlantegrillo parlante 3

Se il vecchio adagio “Tanti nemici, tanto onore” vale ancora, Massimo D’Alema può dormire fra due guanciali.

L’intervento fatto ieri dall’ex premier riceve una pioggia di critiche e insulti dalla destra e dai berluscones più fidati e un assordante silenzio nel Pd.

Non c’è dubbio che D’Alema ha gettato un macigno rovente nelle acque stagnanti del Partito democratico. E’, quella di Baffino, una linea totalmente alternativa a quanto fatto finora dal pidì di Veltroni e Franceschini, andando anche ben oltre le premesse poste dal candidato-amico alla segreteria Bersani.

Di fatto D’Alema analizza spietatamente gli ultimi 15 anni della cosiddetta seconda repubblica e indica nel “leaderismo plebiscitario e nell’antipolitica” il fallimento della sinistra e del Pd e il successo di Berlusconi.

“Il Pd è nato con uno spirito di antipolitica, una sorta di berlusconismo debole articolato su capo, media e massa. Aver affrontato l’antipolitica della destra sul suo stesso terreno ha portato alla rapida successione di rovinose sconfitte”.

Quindi l’attacco contro il bipartitismo (e contro Veltroni): “Non ci credo, non perché sia un male in sé, ma perché non c’è nella realtà italiana. I partiti sono il frutto della storia, non li si può imporre per legge”.

L’affondo è contro Berlusconi, di cui vede il declino, che “però non sarà lineare”. Addirittura paventa l’ombra cupa del nazifascismo: “C’è una nuova destra populista e nazionalista che imperversa in Europa. Non voglio dire che siamo alle porte del nazismo ma molti ingredienti sono simili”.

Conclude con un monito, difendendo il partito degli “apparati”: “Se si dà la colpa degli insuccessi agli apparati cattivi, non c’è discussione politica, ma solo la ricerca della via per eliminare i cattivi e si finisce male”.

E chiude criticamente sul congresso: “Il Pd deve scacciare le suggestioni leaderistiche e tornare a fare politica. Bisognava cominciare da una discussione seria e libera e poi, dopo, pensare alle candidature. Ora è necessario liberarsi di un progetto di partito che ha chiuso in una gabbia troppo asfittica il Pd”.

Chiaro? Limpido! Quello di Massimo D’Alema è un altro Pd.

O meglio è il partito che farà lui stesso. O “obbligando” gli altri ad andarsene. O sbattendo la porta, lui per primo.

Ci saranno due congressi. Quello che farà D’Alema sarà il congresso vero.

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