Arriva Natale e…"pancia mia fatti capanna". I calabresi si apprestano a vivere un vero e proprio tour de force da tavola. Cene, cenette e cenoni natalizi, tuttavia, sono stati ampiamente preceduti dalla solita iniezione di zuccheri. Perché del Natale sarà anche bella l’atmosfera, la Santa messa della Vigilia, nonché – passando dal sacro al profano – l’immancabile rito di scartare il regalo sotto l’albero, ecc., ecc. Ma non di certo si può prescindere dalla prelibatezze locali. In molti hanno già fatto incetta di turdiddri (dolce fritto generalmente ricoperto da miele di fichi), scaliddre (dolce "accompagnato" da glassa zuccherata o cioccolato fondente), chinuliddre (dolce ripieno di cioccolato o mostarda, ricoperto da una pioggia di meringhe), torrone fatto in casa, datteri farciti con noci, pitta ‘mpigliata e chi più ne ha più ne metta (nello stomaco).
Dolci tipici della terra bruzia che fungono da apripista alla "tre giorni" natalizia. Dalla Vigilia fino a Santo Stefano spazio all’intermezzo-salato, per poi tornare a "lucidare" i vassoi dei dolciumi. Anche questo fa parte della tradizione. Col beneplacito dei salutisti che, di questi tempi, preferirebbero vivere su Marte, onde evitare di essere "tentati". Davvero difficile resistere, anche per i più convinti assertori dell’alimentazione sana. Trovarsi di fronte a una montagna di leccornie natalizie e non lasciarsi attrarre è impresa ardua. E così, dal giorno Immacolata (altra dose mangereccia non indifferente "grazie" ai cuddruriaddri) in poi, le case dei cosentini sprigionano tutte lo stesso "profumo". Gradevole. Perché il Natale si riconosce anche dagli odori.
Pure i bar e le pasticcerie si adeguano e pullulano i tipici dolci natalizi. Anche se lo sfizio, per le mamme e le nonne cosentine, resta sempre quello della "produzione casalinga". Tanto al bar ci si può sempre andare per sorseggiare un aperitivo in compagnia. Sabato il dolce lascerà il passo… al salato. Una staffetta destinata a durare appena tre giorni, ma comunque gradita. Turdiddri, scaliddre e chinuliddre verranno soppiantate dalle portate tipiche della Vigilia di Natale. Si parte con il piatto più noto: gli spaghetti con la mollica fritta e le alici. Un "must" per ogni cosentino che si rispetti. In attesa che sulla tavola imbandita facciano il loro ingresso i pesci di ogni genere: gamberi, gamberoni, calamari e baccalà (se non fritto, almeno quello tipico cosentino con patate, olive nere, peperoni, salsa di pomodoro, alloro, prezzemolo, sale e pepe). Tra un brindisi e un altro, poi, si ritaglia uno spazio per il cotechino, abbinato (da sempre) alle lenticchie.
Più che una portata tradizionale, nell’ultimo caso, si tratta di una scelta prettamente scaramantica. Si dice che le lenticchie portino quattrini. Un’ipotesi mai suffragata da prove. Di sicuro il legume "portafortuna" sarà comunque presente al banchetto della Vigilia. Vuoi vedere che questo è l’anno buono? Ce ne sarebbe davvero tanto, tanto bisogno.