Ristoranti pieni? Mah. La filosofia spicciola la butterebbe sull’eterna diatriba (con l’accento sulla prima a) tra il bicchiere mezzo pieno e quello mezzo vuoto. Certo è che per il cenone di Capodanno, parecchi ristoranti tra Cosenza e Rende hanno abbassato i prezzi anche di quindici, venti euro a persona, qualcuno li ha mantenuti invariati ma nessuno ha ritoccato le cifre verso l’alto.
Per l’abbuffata di San Silvestro, con il tradizionale contorno di musica, trenini, calici e bollicine, dalle nostre parti si spenderanno dai cinquanta ai centocinquanta euro a persona. Spulciando tra le prenotazioni viene fuori che a riempire i tavoli dei locali dell’area urbana saranno solo i Cosentini tout court, a differenza degli altri anni quando, invece, arrivava diversa gente anche da fuori provincia.
Ergo: un conto è dire che la crisi non c’è (e invece c’è eccome) altro è sottolineare come la gente non voglia, in ogni caso, rinunciare a certi riti, magari spendendo di meno. Anche perché, come sempre e forse a maggior ragione adesso, il cenone è un’usanza più che altro casalinga. Chi va fuori, invece, anche spendendo cinquanta euro può cenare bene con seppie, gamberi, zampone e vino bianco. Naturalmente più si sale col prezzo e più ampia è l’offerta, la qualità non cambia ma ci sono "gadget" in più, tra servizi bar e musica dal vivo.
Quanto al menu prevale la tradizione con l’alternanza di carne e pesce, per esempio al Girone dei Golosi, da Al Punto e all’Antica Dattoli, e c’è anche chi propone varianti semplici ma originali. All’Osteria Arenella sarà così, accanto al pesce non mancheranno zampone, cotechino e le classiche benauguranti lenticchie. Varia l’offerta dell’Antica Locanda, che organizza il cenone ad Altomonte a base di pesce fresco, ostriche, caviale e free bar per tutta la notte. I quattro primi e i quattro secondi di Calabria Bella scartano dal percorso con alcune varianti come, ad esempio, gli strigoli con ricotta, pesto e gherigli di noce. Nessuno farà mancare le lenticchie, né al ristorante né a casa; una cucchiaiata e alé, tutti a sognare una pioggia di monete come zio Paperone, sperando di non alzarsi il mattino dopo con la bocca amara… per gli stravizi naturalmente.
di Luigi Carbone (Gazzetta del Sud)